Grazie all’eredità tecnico-scientifica di casa Olivetti, Thallosjet sviluppa, su specifiche richieste del cliente, attività di Ricerca e Sviluppo che hanno come matrice la tecnologia digitale Inkjet, sia Thermal sia Piezoelettrica.
Gli ambiti di utilizzo della tecnologia Inkjet sono estremamente variegati, versatili e nel pieno fermento della sperimentazione applicativa.
La profonda conoscenza delle odierne tecnologie alla base del funzionamento delle testine di stampa Inkjet, l’altissima competenza in ingegneria chimica e non solo, permettono a Thallosjet di affrontare le richieste più sfidanti del mercato, di soddisfare le necessità di innovazione delle aziende e di risolvere problematiche complesse.
Thallosjet è un Laboratorio italiano e offre servizi di consulenza, co-sviluppo di progetti, prototipazione di inchiostri, fluidi e liquidi speciali.
In partnership con qualificate aziende di progettazione e sviluppo di macchine di stampa (piccolo e grande formato), inoltre, è in grado di proporre soluzioni complete per la stampa di una vasta gamma di materiali.
Per alcune attività di ricerca, Thallosjet si avvale della collaborazione di Centri di Ricerca Istituzionali, quali Università, Politecnici e Fondazioni.
I temi di collaborazione hanno attinenza con ambiti applicativi differenti, da quello medicale alla microelettronica e ai MEMS, oltre alla stampa come tradizionalmente intesa.
Il denominatore comune è comunque l’utilizzo della tecnologia inkjet.
Alcuni risultati delle proprie ricerche si sono tradotti in prodotti presenti a catalogo.
Thallosjet affonda le radici delle proprie eccellenti competenze nella lunga marcia della storica azienda Olivetti verso il mondo della stampa a getto d’inchiostro o inkjet.
Il fondatore di Thallosjet, l’Ing. Enrico Manini, è stato infatti uno degli inventori di Olivetti ed ha contribuito all’evoluzione della tecnologia digitale inkjet (in Olivetti dagli 1970 al 2010), ricoprendo nel tempo il ruolo di dirigente della divisione R&D e della produzione di Olivetti I-Jet di Arnad.
All’inizio degli anni ’70 alcune imprese iniziano ad esplorare le possibilità di stampa con la tecnologia a getto d’inchiostro.
Le ricerche seguono due distinti filoni: quello dell’inkjet “continuo” (oggi prevalentemente per applicazioni industriali) e quello “on demand”, a sua volta suddiviso in inkjet piezoelettrico, preferito da Epson, e inkjet termico, sviluppato da Canon e da HP.
Verso la metà degli anni ’70, anche Olivetti si interessa alla tecnologia inkjet e indirizza la sua ricerca verso soluzioni utili per prodotti che richiedono stampe di non elevata qualità e basso costo, come le calcolatrici.
Nel 1976 i laboratori Olivetti brevettano una testina di stampa basata sulla tecnologia dry spark inkjet (grafite) e, a partire dal 1981, sono impiegate sulla stampante JP101 (altrimenti denominata PR 2300) e su numerose calcolatrici delle serie Divisumma e Logos, prodotte in casa Olivetti.
Nei primi anni ’80 la ricerca Olivetti sviluppa la tecnologia liquid spark inkjet, basata sull’impiego di inchiostro liquido, ma nessuno dei prototipi realizzati arriva alla fase commerciale.
Un altro filone della ricerca nella seconda metà degli anni ’70 esplora la tecnologia piezoelettrica. Vengono sviluppati diversi prodotti, tra cui un sistema di videoscrittura dotato di una testina a 5 ugelli ed una stampante con una testina a 20 ugelli, ma anche questi prodotti rimangono a livello prototipale.
Stimolata dai successi di Canon e HP con l’inkjet termico, verso la metà degli anni ’80 anche Olivetti decide di investire in questa tecnologia. Importanti investimenti e continue ricerche consentono di arrivare a produrre testine sempre più performanti, con numeri di augelli e colori sempre maggiori.
L’esigenza di concentrare in spazi piccolissimi, oltre agli ugelli, una quantità crescente di componenti elementari e dispositivi (transistor, diodi) conduce a un’importante svolta tecnologica. Nella fabbricazione delle testine, infatti, diviene possibile e vantaggioso l’impiego di un “wafer” di silicio (ossia una sottile “fetta”, di forma circolare e di diametro variabile da 5 fino a 30 centimetri) che può integrare un numero di componenti e dispositivi incomparabilmente maggiore rispetto al substrato di ceramica o vetro utilizzato in precedenza.
Per i laboratori Olivetti ciò significa l’ingresso in un’area molto avanzata della ricerca, propria dei semiconduttori e della microelettronica.
La prima testina di stampa a tecnologia inkjet termica commercializzata da Olivetti nasce nel 1990: è monocromatica, a 50 ugelli, ed è montata sulle stampanti JP 350 e JP 150. I nuovi prodotti sono accolti favorevolmente dal mercato e Olivetti, unica azienda europea capace di governare completamente tutti i processi della complessa tecnologia inkjet, moltiplica gli sforzi per compiere ulteriori progressi. Nel 1993 escono le prime testine ricaricabili e la soluzione inkjet viene estesa dalle stampanti ai fax (OFX 2100 e OFX 3100) e ai registratori di cassa (ECR 4200). Nel 1994 arrivano sul mercato la prima stampante Olivetti inkjet a colori (JP 450C) e la prima monocromatica portatile (JP 50).
Di fronte al successo della nuova tecnologia, nel 1995 tutta l’attività inerente all’inkjet viene trasferita dai laboratori di Ivrea allo stabilimento di Arnad, in Valle d’Aosta, sede della società Balteadisk, costituita nel 1967, che fino ai primi mesi del 1994 aveva avuto in carico la produzione di supporti magnetici per computer. Nell’ottobre 1999 la Balteadisk modifica la propria ragione sociale in Olivetti Techcenter S.p.A. e quindi (aprile 2002) in Olivetti I-Jet S.p.A., con capitale interamente appartenente alla capogruppo Olivetti.